Il silenzio di una terrazza: esistono davvero i diritti incivili?

Ci sono giorni in cui il mondo si ferma e si veste di una retorica intoccabile. Sui giornali, sui social e nei palazzi della politica scatta unanime una sorta di canonizzazione laica, dove le battaglie di una vita diventano improvvisamente “coraggio”, le scelte si trasformano in puri “diritti” e il male sembra dissolversi dentro fiumi di parole zuccherate.

Chi, come il sottoscritto, ha speso decenni in prima linea dalla parte opposta — indossando con orgoglio la responsabilità nazionale dei Giovani del Movimento per la Vita, guidando l'organizzazione e presiedendo il CAV Eur di Roma — non può accettare che la storia venga sterilizzata dal buonismo di circostanza.

Si esalta costantemente la figura della storica leader radicale per le sue battaglie in nome dei "diritti civili". Ma viene spontaneo porsi una domanda scomoda, che rompe il coro: siamo sicuri che fossero davvero civili, o non esistono forse anche *diritti incivili*? Quando una battaglia calpesta la vita nascente, quando l'autodeterminazione viene elevata a criterio supremo a cui tutto si deve piegare — persino la morte — non stiamo difendendo la civiltà, stiamo legalizzando la barbarie. Le conseguenze mortifere di quelle scelte non restano confinate nei libri di storia: sono scolpite nelle leggi, nel linguaggio e nelle vittime che ogni giorno periscono nel silenzio dentro i nostri civilissimi ospedali. La verità, anche davanti a una bara, non ha bisogno di essere edulcorata.

Qui su il Centuplo, dove da sempre cerchiamo di raccontare la luce e il bene, c'è chi potrebbe chiedersi il senso di questo editoriale. Lo scrivo perché la verità impone di non fare sconti sulla storia, distinguendo sempre il rispetto per l'essere umano dai danni immensi provocati dal suo agire al nostro Paese.

Il mio giudizio personale, tuttavia, si è fermato a un giorno preciso. Si è fermato a quel 5 novembre 2024, a quell'immagine inattesa: Papa Francesco che varca la soglia di casa sua. Di quell'incontro non mi interessano i resoconti di parte o le narrazioni di comodo. A me è rimasta impressa quell'istantanea di loro due, in silenzio, sulla terrazza romana. Guardandoli, ciò che ho pensato e sperato è stato un sussulto di speranza: che in quel faccia a faccia ci sia stata una conversione del cuore, un ritorno alla luce.

Non ci è dato saperlo, ed è giusto che sia così; solo a Dio spetta il giudizio sulle anime. Per questo il mio sguardo si ferma lì, sospeso in quel silenzio e affidato alla misericordia, confidando ciecamente nel Papa e in Dio, mentre alla storia consegniamo il dovere della verità, senza sconti né ipocrisie.



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