Ogni tanto ci imbattiamo in libri che non si limitano a essere letti: ci scelgono. È quello che mi è successo rileggendo L’avventura d’un povero cristiano di Ignazio Silone, dopo aver visitato Pescina e la sua casa. È un testo che definirei necessario, e che mi sento di consigliare a tutti voi per questa estate, perché parla direttamente al cuore di ogni “povero cristiano”.
Di cosa parla il libro? Pubblicato nel 1968, è l’ultimo grande lavoro di Silone. Racconta la vicenda storica di Pietro del Morrone, l’eremita abruzzese che nel 1294 fu eletto Papa con il nome di Celestino V. Ma non aspettatevi un freddo saggio storico. Silone trasforma questo Papa “per caso” nel simbolo di una lotta che appartiene a tutti noi: il conflitto tra la purezza della coscienza e le logiche, spesso corrotte, del potere. Celestino, sopraffatto da un sistema che non gli appartiene, compirà quello che la storia ha chiamato il “Gran Rifiuto”, ma che Silone — e con lui molti altri — legge come un supremo atto di libertà.
Perché leggerlo oggi? Ci sono tre ragioni per cui questo libro dovrebbe entrare nelle nostre case in questo tempo:
- La riscoperta della “comunicazione delle anime”: Silone ci regala una pagina che dovremmo rileggere ogni giorno per ricordarci cosa significa davvero essere cristiani. In un mondo di rapporti funzionali e distanti, Celestino ci sfida così:“Perfino in questioni come queste io sono rimasto al Pater Noster e al Vangelo. Nelle parabole del Vangelo, voi lo sapete come me, le relazioni tra gli uomini sono sempre personali e dirette. Vi è sempre il padre con i figli e i servi; il padrone della vigna con i vignaioli; il pastore con le pecore e gli agnelli e così via; non vi sono mai relazioni indirette e anonime, o finte, oppure come dite voi, convenzionali. Perciò vi chiedo scusa se io non so concepire relazioni cristiane che non siano relazioni personali; voglio dire, non relazioni di cose ma di anime.” Queste parole sono il cuore del libro: siamo ancora capaci di guardare l’altro per quello che è, o le nostre relazioni sono diventate solo “convenzionali”?
- La sfida della coerenza: Celestino diceva che “non c’è a fin di bene”, c’è solo il bene puro e semplice. Ci invita a chiederci quanto spesso scendiamo a compromessi. La sua è una voce che, con dolcezza ma fermezza, ci chiede di non benedire le armi — strumenti di morte — ma di onorare il pane, la minestra e il lavoro quotidiano.
- Il coraggio di essere noi stessi: «È difficile essere papa e rimanere buon cristiano». Questa frase è un faro per chiunque di noi fatichi a mantenere la propria dignità di credente nei ruoli quotidiani. Silone ci insegna che, se la terra in cui viviamo diventa inabitabile per la nostra coscienza, l’unico vero atto di fede è ritrovare la propria “cella” interiore e, se necessario, saper ripartire.
Vi invito davvero a dedicare del tempo a questo libro nei mesi a venire. Lasciate che Pietro del Morrone vi faccia compagnia. Forse, rileggendo queste pagine, troverete anche voi quella “comunicazione delle anime” che è la sola, vera medicina contro la solitudine di questo tempo.
Buona lettura a tutti.

Commenti
Posta un commento