A volte serve cambiare campo per ricordarsi cos’è davvero lo sport, quello con la “S” maiuscola, capace di riconciliarti con il mondo. Per uno come me, che vive di pane e calcio da sempre e che fatica a prendere le distanze da un ambiente spesso intriso di maleducazione, urla e un antagonismo che scivola troppo facilmente nell’offesa, il pomeriggio trascorso agli Internazionali di tennis è stato una boccata d’ossigeno puro. Entrare al Foro Italico è come varcare una soglia temporale dove il rumore bianco del tifo becero si spegne, lasciando spazio a un’armonia inaspettata.
C’è qualcosa di profondamente magico nel camminare tra i viali del villaggio: un incastro perfetto di modernità e storia, dove la tecnologia dei maxischermi convive con la solennità delle statue marmoree che circondano il Pietrangeli. È proprio lì, in quella conca che sembra un tempio greco prestato alla terra rossa, che capisci la differenza. La folla non “tifa contro”. Non senti l’astio verso l’avversario che purtroppo sporca le nostre domeniche negli stadi. Qui si applaude la bellezza del gesto, la fatica di chi rincorre una palla corta, la precisione millimetrica di un servizio. È un pubblico di sportivi, non di nemici.
In questo clima di civiltà e rispetto, ho scoperto una chicca che dà ancora più valore a ogni colpo: per ogni Ace messo a segno, vengono donati 50 euro alla Fondazione Telethon. È un dettaglio che trasforma la potenza di un servizio in un atto di speranza, unendo il talento dei campioni alla ricerca scientifica. Sapere che quel rumore secco della palla che tocca il campo senza che l’avversario possa sfiorarla genera un contributo per chi lotta contro malattie rare, è la chiusura perfetta di un cerchio.
Mi sono ritrovato a pensare che lo sport, quando è vissuto in questo modo, non è solo una competizione, ma un moltiplicatore di bene. Sono tornato a casa con il cuore più leggero, grato per aver vissuto un pomeriggio di sport nel senso più nobile e autentico del termine, lontano dalle tossine della maleducazione e immerso nella bellezza che cura.

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