Con il sasso in bocca - Dove sono i sostenitori di Ciancimino?

Con il sasso in bocca
Dove sono finiti i giornali che hanno fatto da spalla al pataccaro?

Ma dov’erano martedì i giornalisti che in questi tre anni lo hanno coccolato, pompato e perfino consigliato? Dov’erano tutti quei mafiologi di pronto intervento che fino all’altro ieri sbavavano per avere da lui un’indiscrezione, una carta, una fotocopia, insomma una patacca da cucinare per benino e spacciarla poi come verità assoluta? Dov’erano gli opinion leader, gli analisti e i commentatori che dal giugno del 2008 non hanno risparmiato né inchiostro né energia per santificare non solo il figlio del boss trapassato dal mondo del Male a quello del Bene, ma anche quei magistrati, ovviamente coraggiosi, che giorno dopo giorno lo hanno trasformato in una “icona dell’antimafia”? E dove sono finiti quei cavalli pregiati dell’informazione che, in uno slancio di passione e di impegno civile, erano riusciti a offrirgli persino il palcoscenico di un festival prestigioso come quello di Perugia, e gli avevano anche consentito di impartire lezioni di legalità, alla stregua di un Eugenio Scalfari e un Roberto Saviano? Tutti spariti. Assenti. Latitanti.
I giornali di ieri – da Repubblica alla Stampa – hanno alzato bandiera bianca. Dello scandalo che ruota attorno a Massimo Ciancimino, il pataccaro al quale i magistrati comizianti di Palermo hanno consentito per tre anni di “mascariare” le più alte cariche dello stato, meglio tacere: nemmeno una riga su Repubblica, appena una notiziola a una colonna sulla Stampa. Eppure ieri c’era molto da dire e molto da scrivere.
C’era da raccontare soprattutto la fine, giudiziariamente parlando, di un mafiosetto che, per salvaguardare un tesoro accumulato illegalmente dal padre, si è prestato a tutte le manovre. E che per tre anni è andato in giro, dividendosi tra “Annozero” e i palazzi di giustizia, per raccontare bugie e per offrire a destra e a manca documenti volgarmente contraffatti. Ieri il tribunale di Palermo, innervosito dal suo teatrino, ha deciso di fare esplodere in aula tutte le contraddizioni e di calare finalmente il sipario. Ma i giornalisti che gli avevano costruito l’altare, nel giorno della polvere non c’erano. Forse per rimorso, forse per vigliaccheria, si sono messi da soli un sasso in bocca.

Commenti

  1. Sarò crudele e volgare ma....sicuri fosse la bocca?
    Perché l'odore che emanava dalle loro vuote parole, faceva pensare ad altro...
    Ermes Uguccioni

    RispondiElimina

Posta un commento