Qui sei, a noi meridana face, di caritate e giuso in tre mortali, sei di speranza fontana vivace. Giù tra i mortali, sei fontana vivace, certa di speranza. Dante ci dice in tutto il suo percorso, questa è la divina commedia in pillole, dalla speranza lasciate ogni speranza che può capitare tutto, la fine della nostra vita ha una speranza certa e noi abbiamo già qui sulla terra la possibilità riuscire con l'Ave Maria di ancorarci a quella speranza. All'interno di questo percorso appunto con Andrea si era pensato io parlerò e non parlerò del Dibo quando si presenta il Dibo ma tantissime suggestioni che raccontano di noi ma noi proprio me e i tantissimi amici che ritrovo qui. A cominciare dal canto decimo dell'inferno quando l'incontro con Dante di Dante con farinata degli uberti che si erge fiero dalla sua tomba, riconosce l'accento toscano e gli dice quasi sdegnoso mi domandò chi furono i tuoi antenati.
A me questa cosa capita tanto, ma vivendo a Roma da vent'anni e lavorando per le regioni del centro Italia spesso mi dicono ma da dove vieni? Io dico sempre sono da Roma, non lo dico così, non ci crede nessuno, non è proprio ancora un accento romano, non l'è mai diventato, però riflettevo venendo qua oggi a questa bellezza chi furono i maggiori tuoi? E qui vi ringrazio tutti perché qua ci sono tanti amici che vengono da fuori che dopo presenterò, ma questi sono i maggiori tuoi, i miei genitori i miei fratelli le mie sorelle, cugini parenti zii, questa parrocchia, voi novatesi, che bello quando ci si incontra da dove provieni, ecco chi furono i maggiori tuoi, ecco e con questa la Liberia Madonnina, grazie dell'invito e di questa bellissima giornata che mi avete preparato. Continua Dante che continua a parlare di noi come vedete e pensando soprattutto ai familiari, agli imprenditori, ecco sapete che Dante chiama nell'inferno 11, adesso vi spiego perché all'inferno, gli imprenditori nipoti di Dio li chiama, sentite cosa dice, nell'inferno 11, inferno perché sta mettendo gli usurai all'inferno, quindi quelli che non vogliono lavorare ma vogliono trarre profitto non lavorando e quindi ne approfitta per elogiare invece chi fa impresa e qui ne abbiamo tanti gli imprenditori Siete nipoti di Dio, Dante vi dice dal divino intelletto e da sua arte e se tu ben la tua fisica note tu troverai non dopo molte carte, ecco dell'arte vostra quella quanto pote segue come il maestro fa il discente, sì che vostra arte a Dio è quasi nipote, quindi chi lavora onestamente comunque è come il discente che segue il maestro Dio e posso dire che questa vostra arte a Dio è quasi nipote, quindi chiunque lavora onestamente qua dentro tutti siamo nipoti di Dio, del creatore perché portiamo avanti l'opera che Dio ha iniziato lavorando, istituendo il lavoro, quindi Dante che continua a parlare di noi nella Divina Commedia.
Andando avanti e passando al Purgatorio, tantissimi negli incontri sono nella Divina Commedia con gli amici e qui è bellissimo rivedervi in tanti veramente con i quali ecco come diceva Andrea, siamo cresciuti, non vi cito perché poi si rischia sempre di sbagliare ma vedo Marco, vedo Carlo, vedo Francesco, amici qua di questa parrocchia, di questi oratori e Dante incontra in Purgatorio Già in Purgatorio, lasciamo l'inferno, poi vi spiego perché andiamo subito in Purgatorio e poi in Paradiso, incontra il suo amico Casella. Qualcasella era un amico col quale realmente Dante prendeva la titara e si mettevano a suonare le canzonette che stavano lì giocavano assieme proprio, lo incontra nel Purgatorio e gli dedica un canto molto bello dove proprio vedo stanno lì assieme, indugiano, stanno lì tanto tempo come quando tra noi amici ci si rivede. E hai voglia infinita di andare avanti, di continuare a coltivare quella bellezza dell'amicizia e ti rivedi oggi dopo un mese che non ti vedi e ti sembra di esserti lasciato ieri, è questa la bellezza.
E in più c'è un'aggiunta che anche qui c'è spesso Catone e Virgilio, in quel momento li vedono che indugiano, che stanno bene assieme però il cammino deve essere portato avanti. Dice che è ciò spiriti lenti, perché state un attimo rallentando il cammino Quale negligenza, quale stare è questo? Correte al monte a spogliarvi lo scoglio che esser non lascia a voi Dio manifesto. Andate avanti, siete amici, sì coltivatela questa amicizia, andate avanti a coltivare belle amicizie belle letture, tutta divina commedia è un invito a stare bene frequentando anche persone con le quali stai bene. Pensate che valore pedagogico che c'è dietro questo da dire quando diciamo sempre ai nostri figli le compagnie che seguite, vai a fare quel ritiro, vai anche in parrocchia, comunque luoghi belli, perché coltivando luoghi belli possono venire fuori anime belle e i due amici indugiano. Dante e Casella stanno lì si stanno divertendo e arriva la guida, il maestro che gli dice ok benissimo, andiamo avanti però e quante volte c'è capitato questo, ma quante volte anche... Io volevo parlare anche della mia La misericordia di Dio, quante esperienze abbiamo di persone convertite all'ultimo momento, la misericordia di Dio che sta nel purgatorio, prima c'è l'incontro con Manfredi che è stato morto scomunicato, vi ricordate quando dice Manfredi orribil furon li peccati miei ma la bontà infinita ha sì gran braccia.
Guardate che solo su questo potremmo andare La bontà infinita ha sì gran braccia, come Dante descrive la misericordia di Dio che prende ciò che si rivolge a lei, salvata all'ultimo momento perché si è convertito Manfredi e ancor più buon conte da Montefeltro che anche lui si salva perché in punto di morte lacrima si pente e allora il diavolo che si incavola con Dio perché gli ha portato via quell'anima dall'inferno la manda in purgatorio e che dice per una lacrimetta che il mi toglie, per una lacrimetta si è salvato, grazie se non dà speranza a questo, io non so i peccati vostri ma so i miei se non dà speranza a questo una lacrimetta all'ultimo momento.
Oggi nel pensare a questo, a vederci qua, sapendo che venivano anche amici da fuori e mi è venuto in mente questo canto del purgatorio che dedico a loro ed è l'incontro e siamo in purgatorio così ve l'ambiento, in purgatorio XXII, l'incontro tra Stazio e Virgilio Stazio e Virgilio non si conoscevano, è il passaggio di guida, prima dei passaggi di guida ma c'è un incontro bellissimo perché Stazio ovviamente conosceva Virgilio solo tramite le sue iscrizioni scritti, non si erano mai incontrati in vita, quindi si vedono lì, a un certo punto Stazio, è favoloso perché sente questi due parlare, sente Virgilio che parla con Dante, poi lo riconosce che è l'autore delle neide, basta impazzisce e vuole andare ad abbracciarlo, sentite che bello, quando ancora l'amicizia, sentite Dante cosa dice, già si inchinava ad abbracciarli stinchi, al mio dottore a Virgilio, ma El gli disse, ma Virgilio gli disse, frate, frate lo usava già Dante prima di tutti i nostri giovani oggi, cioè ragazzi, è anche come avanti Dante, gli dice, frate non far che tu sei ombra e ombra vedi, cioè questo è favoloso, ci ha capito sono due ombre, c'è questa scena bellissima perché sono il purgatorio di due ombre, l'unico vive Dante e c'è Stazio che corre per abbracciarle, c'è questa immagine delle due ombre che si abbracciano e non si possono abbracciare, Virgilio gli dice, ma cosa fai frate Non fare, non farlo perché tu sei ombra e ombra vedi, ed è sorgendo o poi la quantità dell'amor che a scalda, quando io oblio nostra vanità te trattando l'ombra come cosa salda, Stazio in pratica dice, era talmente la gioia di vederti che ti ho pensato che fossi carne e ti volevo abbracciare, allora voi amici di Ovate, oggi questo artista è stato il nostro villo quando Maria Sole da Osta è venuta.
Maria Sole, così ti imbarazzo un po', alza la mano, Maria Sole, dopo ti chiamerò anche in causa, ci ha aiutato a me e a Paolo nella stesura del testo a non uscire dai versi di Dante, a citarli giusti perché anche lei è un'appassionata di Dante, c'è Vittoria d'Avarese, nel senso che non conoscevo che è venuta anche con un amico, adesso non mi ricordo il nome, perdonatemi, ma faccio questo esempio perché con loro ci conosciamo ci da anni, solo virtualmente via Facebook, via social, appunto con Maria Sole poi è nata la collaborazione con Vittoria ha fondato il comitato Pro Life a Varese, ci siamo sentiti cento volte penso, ma è la prima volta che ci vediamo, quindi oggi riusciamo, c'è anche Fra Olivier di Radio Mater, che è la prima volta che vedo dal vivo, quindi riusciamo a dare a quell'abbraccio virtuale oggi riusciamo a darne uno vero quindi volevo dedicare a voi questo Questo canto, sentite Dante, qua ci vedo tanti appassionati di vino, non solo per lavoro ma anche bevitori santi bevitori, Dante utilizza, tanto per contare di che parla di noi, Dante utilizza nel canto 25, sempre del Purgatorio, una metafora bellissima per spiegare l'infusione dell'anima, perché nel Purgatorio e soprattutto poi nel Paradiso vengono affrontati i temi di teologia, quindi.
Per quello che si dice sempre, il Paradiso è difficile, si è difficile però è il giusto cammino che si percorre e sentite cosa dice, mettendo in bocca a Stazio le parole, per spiegare l'infusione dell'anima, esempio che col vino ci aiuta a capirlo tutti, guarda il calore del sole che si fa vino, giunto all'omor che della vite cola, osserva come il calore del sole diventa vino nel momento in cui si unisce alla linfa che scorre dalla vite, è straordinario questo, oggigiorno sappiamo tutti spiegare come si infonde l'anima, come il sole entra nel calore del sole, diventa vino nel momento in cui si unisce alla linfa che scorre dalla vite, più chiaro di così. E arriviamo in Paradiso. Perché Dante l'invito a vivere il Paradiso qua, e lo dice da subito, al primo, nel primo canto, c'è un momento in cui Beatrice rimprovera Dante perché si è fermato nel suo cammino, e sentite cosa scrive Dante, se io fui del primo dubbio disvestito, quindi se bene io fossi stato liberato del primo dubbio per le sorrise parolette brevi Ha detto che Dante, nella Comedia della ha una concretezza spaventosa, sorrise parolette brevi.
Beatrice si rivolge a Dante con sorrise parolette brevi, cioè con un invito ad andare avanti, con una rimprovera,о sì, ma con il sorriso con parole specifiche brevi, parolette dolci. Quando la Divina Commedia è nuova vi si può già vivere il paradiso in terra, basta poco, è questo, è il relazionarsi tra di noi con sorrisi e parolette brevi, con nostra moglie, con nostro marito, con i nostri figli, con i colleghi di lavoro, con i colleghi del municipio grazie, con i colleghi di politica, con i colleghi della banca di tutti, con sorrisi e parolette cambia totalmente la vita, un po' quello che dice anche San Paolo nel Gareggiati, nello stimarvi a vicenda, sorrisi e parolette brevi, questo vuol dire cominciare a vivere il paradiso qua, perché Dante non sta parlando di una cosa che c'è nell'aldilà e basta, continua, siamo quasi alla fine perché siamo al paradiso, sempre, e voi, questo è proprio rivolto a tutti, questa è la dedica che mi fece Franco Nembrini, al quale io mi sono ispirato nei miei studi, voi altri, pochi che drizzate che collo per tempo al pan degli angeli, del quale vivesi ma qui ma non se vi è in satollo, voi, a voi tutti che siete oggi, Dante, quando nel secondo del paradiso, che avete drizzato per tempo il collo al pan degli angeli, guardate che bella questa immagine, che avete per tempo guardato già il pane degli angeli, quindi se avete, è l'invito che fa tutti, a me per primo, se avete cominciato a vedere, che dentro c'è veramente la verità e la bellezza della vita, la speranza, continuate in questo percorso, quando uno dei nostri figli, dei nostri amici, lo vediamo che si ha intuito che c'è qualcosa di bello nella Divina Commedia, nel libro, in quell'amicizia, in quel gruppo, ovviamente, ovunque, ha già drizzato il collo per tempo, continui su questa strada, è l'invito a continuare, continuare il cammino.
E infine gli ultimi due. Il San Francesco il canto di San Francesco è bellissimo, però io, pensando noi oggi a questo nostro incontro che ovviamente, che per me significa anche un ritorno carico di ultra emozioni, quando parla di San Francesco San Tommaso, ovviamente, voi sapete che è San Tommaso che traccia la figura di San Francesco, del matrimonio suo con povertà Ecco il matrimonio, ovviamente, che parla di San Francesco è con madonna povertà. La loro concordia e i loro lieti sembianti amore e meraviglia e dolce sguardo facieno esse cagion di pensersanti. Ah perché questo è stupendo. Perché questo è il segreto del matrimonio della nostra vita cristiana. Uno dice, che cosa devo fare io da sposato, da testimone? L'armonia del rapporto Quindi, la loro concordia e il loro gioioso aspetto e i loro lieti sembianti, il loro amore meraviglia e dolce sguardo il loro amarsi, meravigliandosi ogni giorno.
Qui sta parlando di Francesco e di madonna povertà, ma pensate su di noi, sul rapporto di amicizia anche. Facieno esse cagion di pensersanti. Cioè, quando tu dici, ma ai figli che cosa devo fare, agli amici agli altri, che cosa dobbiamo fare per essere cagioni di pensieri santi, per essere testimoni promotori di pensieri santi in San Francesco, poi fu, infatti subito dopo lo dice tutti gli altri che seguirono, ma a noi, nei nostri figli, ecco la loro concordia, vivere il loro rapporto in modo gioioso, amarsi, meravigliandosi ogni giorno, guardandosi dolcemente, questo fa nascere negli altri la passione per il proprio rapporto, fa nascere fa nascere negli altri pensieri santi. Infine l'ultima, che volevo dirvi pensando a questi giorni di Olimpiadi qua a Milano, questi giorni bellissimi che soprattutto voi state vivendo, a iniziare da mia sorella Chiara, che è la super volontaria alle Olimpiadi, memorabilmente è questo tema di pace.
Quando siamo mai verso la fine, siamo nel canto lo perso 22 del Paradiso, e Beatrice si sta salendo proprio all'ultima parte, all'ultima zona dove incontrerà poi vedrà Dio, allora Beatrice a un certo punto con Dante si ferma è bellissimo questo, mi è venuto in mente questo di parlare, quando ci sono sempre gli astronauti che tornano e dicono sempre ma la Terra da lì in alto sembra così piccolina, e Dante già lo disse prima, ed è l'augurio col quale chiudo, Beatrice dice tu sei si pressa l'ultima salute, tu sei così vicino alla beatitudine suprema, che tu devi avere le luci tue chiare e acute, che devi avere i tuoi occhi limpidi e acuti, attenzione che qua è meraviglioso, e però prima che tu più ti inlei, poi ci sono tantissimi termini inventati da Dante che sono favolosi, questo ti inlei, cioè prima che tu ti unisca con essa, cioè pensate come lo dice Dante, ti inlei, con la luce quindi, con la luce l'ultima salute, prima che tu ti inlei, prima che tu entri, quindi prima di quest'ultimo passo, rimira in giù, gli dice Dante, riguarda indietro e vedi quanto mondo sotto i piedi già esserti fei, e guarda il percorso che hai fatto, gli dice Dante, oh siamo qua, siamo arrivati, quante volte si è capitato questo, guarda indietro, pensate, Dante lassù, Dante col viso dice, ritornai per tutte quante le sette spere, quindi con lo sguardo riattraversai tutti i sette cieli, tutto il percorso, e vedi questo globo tal, che io sorrisi del suo viso ambiente, e vedi il globo terrestre essere tale, che io sorrisi del suo misero aspetto, e sentite qualche chiusura, l'aiuola che ci fa, tanto feroci, volgendomi io con gli eterni gemelli, tutta ma parve d'accoglie le foci, poscia rivolsi gli occhi agli occhi belli, l'aiuola che ci fa tanto feroci, cioè Dante, l'invito è questo nella Divina Commedia, a sollevarci sul mondo, sulle piccolezze, sui litigi che abbiamo, perché questo è il modo di vivere il paradiso, lui dopo tutto il percorso si gira, dice quella aiuola, cioè ci litighiamo per questo pezzettino di terra qua, ma non ne vale la pena, viviamo in pace, ed è questo l'augurio col quale concludo ricordandoci a tutti che la Commedia, come l'ha chiamata Dante, ha sempre un lieto fine, e appunto Dante l'ha scritta per ricordarci questo, che il finale è per forza bello della nostra vita.
Grazie a tutti.

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