Lo "Shibboleth" del Panettone

Sapevate che una singola consonante può cambiare il corso della storia? Leggendo il capitolo 12 del Libro dei Giudici, mi sono imbattuto in uno degli episodi più crudi e, linguisticamente parlando, affascinanti della Bibbia: il test dello "Shibboleth".

La storia: Una parola come arma

Migliaia di anni fa, durante una guerra civile tra le tribù d'Israele, i Galaaditi usarono una parola-trappola per identificare i nemici in fuga (gli Efraimiti). Chiedevano a chiunque volesse attraversare il fiume Giordano di dire: "Shibboleth" (spiga).

  • Chi diceva "Shibboleth" (con la sc di scena) passava.

  • Chi diceva "Sibboleth" (con la s semplice), perché nel suo dialetto quel suono non esisteva, veniva ucciso. Quarantaduemila persone morirono per una pronuncia "sbagliata".

Una curiosità: Lo "Shibboleth" oggi

In linguistica, ancora oggi, si usa il termine "shibboleth" per indicare un tratto linguistico (una parola, un accento, un modo di dire) che funge da "parola d'ordine" o da segnale di appartenenza a un gruppo. È quella sottile sfumatura che fa dire a un locale: "Tu non sei di queste parti, vero?".

L'ironia della sorte: Da Efraim ad Ascoli

Riflettendo sul mio Natale, ho sorriso pensando ai miei parenti riuniti da Milano, Brescia, Biella, Roma e, appunto, Ascoli.

L'ironia è incredibile: gli sfortunati Efraimiti della Bibbia, che morirono perché non sapevano pronunciare la "sc", ad Ascoli Piceno si sarebbero sentiti in paradiso! Lì quel suono è un marchio di fabbrica, una "sc" morbida e avvolgente che caratterizza ogni frase e che trasforma lo "Shibboleth" da test mortale a musica familiare.

Il Panettone universale

Davanti al Panettone, la nostra tavola è diventata un laboratorio linguistico vivente. Abbiamo pronunciato tutti la stessa parola, ma ognuno con il suo "shibboleth" d'affetto:

  • Il milanese con la sua "u" chiusa e il tono autorevole.

  • L'ascolano con quella cadenza che ammorbidisce tutto e rende ogni parola un invito.

  • Il romano che raddoppia la sostanza della "t".

  • Il bresciano e il biellese, con le loro parlate che sanno di lavoro, montagna e pragmatismo.

La bellezza del "difetto"

A differenza della storia di Iefte, dove la differenza era una condanna, a Natale la differenza è stata la nostra ricchezza. Sentire cinque pronunce diverse di "Panettone" non ha creato confini, ma ha colorato la stanza.

Oggi lo "Shibboleth" non serve più a capire chi dobbiamo escludere, ma a celebrare da dove veniamo. Perché la nostra identità non sta nella perfezione di una lingua piatta e uguale per tutti, ma nel "difetto" dell'accento che ci portiamo dietro dai tempi dell'infanzia.

La diversità non è un errore di pronuncia, è il sapore della vita.

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